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Pubblichiamo qui una riflessione di Natalino Milizia, Capo Istruttore UCIS.
Sappiamo che la parola CINOFILO deriva da una parola composta dal greco cino (cane) e filia (amore) pertanto CINOFILO vuol dire amante del cane. L’uomo che si avvicina a divenire cinofilo non deve farlo per gloria, ma esclusivamente e solamente per amore di un animale chiamato CANE definito, il migliore amico dell’uomo. In effetti ricordatevi "CHE UN AMICO VI ABBANDONA NEL
VENTO, MA UN CANE VI SEGUE NELLA TEMPESTA" (parole scritte da un cinofilo);
Seneca disse "L’AMORE PER UN CANE DONA GRANDE FORZA ALL’UOMO"; Buffon
scrisse "IL CANE E’ LA VIRTU’ CHE NON POTENDO DIVENTARE UOMO, SI E’ FATTA
BESTIA", e Victor HUGO scrisse: "FISSA LO SGUARDO DEL TUO CANE; E POI OSA
AFFERMARE CHE L'ANIMALE NON HA UN'ANIMA". Utilizzato sicuramente anche per scopi non idonei, quali i combattimenti (questo succede anche nei giorni nostri che ci reputiamo persone civili), invece venne utilizzato nelle guerre per il trasporto dei messaggi da una trincea all’altra e successivamente, nella prima e seconda guerra mondiale, per il ritrovamento dei feriti, utilizzato poi, con il passare degli anni, nella guida per non vedenti e, ai giorni nostri, nella terapia per disabili e addirittura in loro aiuto durante la giornata. In Protezione Civile il CANE viene utilizzato in uno scopo altamente umanitario e quindi istruito al ritrovamento di persone scomparse sia in superficie che travolte da macerie, frane o valanghe. Cosa spinge veramente un uomo a perdere il suo tempo (ciò
che pensa la massa della gente) ad istruire un cane alla ricerca delle
persone e a mettere a repentaglio la propria vita, ad essere reperibile 24
ore su 24 e non essere retribuito perché
volontario? Sicuramente non è la gloria, ma solamente l’amore verso il cane e un grande spirito di solidarietà umana verso le persone in difficoltà. Per poter istruire il cane ad una attività quale la ricerca occorre lavorare molto, per ottenere risultati e per poter operare in situazioni reali. Nel corso di questa preparazione si vede effettivamente l’evolversi dell’istruzione e con i primi risultati si acquisisce una carica interiore per poter proseguire in un’impresa che costa sacrificio (tempo, danaro e a volte si trascura anche la famiglia), ma tutto ciò si può superare vedendo il proprio cane che inizia a lavorare e durante gli allenamenti, sin dai primi ritrovamenti, si sente la fibrillazione interiore e l’esaltazione del premio è talmente alta che tutta la montagna echeggia accompagnando il lavoro del cinofilo. Il tempo passa e l’istruzione aumenta e i due amici (il cane e l’uomo ossia l’Unità Cinofila) si conoscono sempre più fino a tal punto che uno sguardo tra loro è sufficiente per comprendersi. Le difficoltà sono sempre in aumento, al fine di predisporre l’Unità Cinofila ad una esperienza per poter essere utilizzata in situazioni reali (durante la preparazione si cerca di creare una simulazione che rispecchia il più possibile la realtà). Sappiamo che la realtà non è possibile ricrearla, infatti un’Unità Cinofila alla sua prima uscita in intervento reale ha difficoltà a coordinare il lavoro poiché la tensione è talmente alta che viene trasmessa al proprio cane, ma si supera con il tempo e con i continui interventi, non che la tensione svanisca, ma ci si abitua a controllarla. D’altronde non si tratta di cercare un compagno della propria squadra, ma una persona realmente dispersa (le insidie della montagna sono infinite) e sicuramente si spera sempre di ritrovare il disperso in vita cosa più gioiosa per tutti, ma il più delle volte questo non accade. Il cinofilo all’atto del ritrovamento, che può avvenire anche dopo ore o giorni di ricerca, di fatica attraverso le peripezie della montagna, non può non premiare il proprio cane, l’esaltazione interiore del lavoro effettuato dal suo compagno a quattro zampe è alta (sicuramente tutta la preparazione effettuata negli anni precedenti è servita), ma ciò non può avvenire di fronte alla salma ritrovata e il cinofilo trasmette in silenzio un premio talmente grande che solo il suo amico cane sa comprendere. Infatti il cinofilo abbraccia il proprio cane e lo stringe a sé sussurrandogli nell’orecchio un bravo che per il cane è uguale a quello urlato ad alta voce ed echeggiato tra le montagne. Tutto questo accade in una ricerca di una persona scomparsa in montagna, ma l’unità cinofila viene istruita anche alla ricerca di persone travolte da macerie (terremoti o frane) situazioni molto più drammatiche dove la catastrofe raggiunge anche situazione orribili, le vittime sono numerose e l’unità cinofila che si trova ad operare in queste situazioni è messa a dura prova. La parte psicologica del cinofilo, benché preparata
teoricamente, si trova di fronte ad una situazione dove potrebbe non
reggere, la disperazione della gente è alta, sotto quelle macerie ci
potrebbe essere il proprio figlio, il proprio genitore, un familiare a loro
sempre caro, e il cinofilo è l‘ultima speranza, tramite il suo amico cane, a
poter salvare o almeno restituire la salma da
compiangere.
L’amaro rimane quando nonostante gli sforzi effettuati non si possa portare aiuto a tutti coloro che si trovano sepolti dalle macerie, nonostante il cinofilo si veda chiamato da tutte le parti affinché possa dare un aiuto alla disperazione della gente colpita. Quello che si porta dentro un cinofilo in situazioni come queste non è descrivibile, soprattutto quando restituisce il corpo di qualche figlio e per ringraziarti i genitori donano qualcosa di caro del proprio figlio che non diventa un cimelio per il cinofilo, ma una reliquia. Queste situazioni possono succedere ovunque e ti trovi ad operare con Unità Cinofile di altri Stati, ed allora ti accorgi che non sei il solo che crede nella potenzialità del cane e nonostante non si parli la stessa lingua ci si trova uniti nel cooperare per poter dare aiuto a coloro che ne hanno più bisogno. Quando tutto è risultato compiuto, l’Unità Cinofila si allontana in silenzio, ma non ha il tempo di soffermarsi perché da qualche parte il suo compito è richiesto, e la preparazione deve continuare. Il cinofilo non deve aspettarsi gloria, fama, ricchezza, ma deve essere convinto che con il proprio amico cane si è vincolati dal rispetto, dall’amore reciproco e dall’umiltà, grandi ricchezze interiori, ed insieme essere utili all’umanità, anche se non dice grazie perché non c’è tempo per i ringraziamenti nelle situazioni drammatiche. Queste parole sono dedicate a tutti coloro che credono nella preparazione del loro amico a quattro zampe per il lavoro di ricerca delle persone, che credono nell’altruismo e non peccano di protagonismo. |
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