Molto spesso quando ci avviciniamo ad una nuova esperienza ci poniamo tante domande. Ed è giusto sia così. Soprattutto quando ci si accinge ad entrare in un nuovo gruppo, un team di lavoro, o si intraprende un’esperienza del tutto nuova le domande e le ansie si moltiplicano: cosa dovrò fare? Con chi? Perché? Ma sarà utile per me?
Ricordo anche le mie prime esperienze in ProCiv, più di un decennio fa, le paure, i corsi, l’entusiasmo e lo scoramento per le attività operative miste all’italica burocrazia. Ma tutto questo fortunatamente non mi ha fermato.
Ai nostri tempi è dificile parlare di senso della collettività, in una società così egoista, così individualista, dove il messaggio più seguito che trasmette la TV è il “Grande Fratello” o similari, che insegnano la sopravvivenza del singolo a tutti i costi, parlare di questione sociale, di beneficio collettivo sembra quasi non avere più senso, sembra del tutto inutile.
Ma non è così. Dobbiamo abbattere le barriere individuali, dobbiamo uscire fuori dagli schemi egoistici del nostro pensiero (tanto non tocca a me…tanto c’è già chi ci pensa ecc) per sentirci parte di qualcosa di più grande, parte di un progetto di miglioramento non dico del mondo, non dico dell’Italia, non dico nemmeno della Regione ma quantomeno di quel piccolo nucleo sociale rappresentato dalla nostra famiglia e dai nostri amici.
Il mio senso di Protezione Civile è tutto questo.
In Italia centinaia di migliaia di persone dedicano il loro tempo libero e non solo a costruire attività in favore della collettività; attività di prevenzione, di previsione nonché attività di pubblico soccorso.
Nel lontano 1980, la ProCiv non esisteva. Quando piombò la catastrofe Irpina, l’esercito da solo non poteva lottare contro il mare di feriti, di macerie e di fango che devastò l’Avellinese. Fù così che l’allora Presidente della Repubblica S. Pertini durante un messaggio alla Nazione, invitò gli italiani Tutti ad uscire dalle loro case per correre a dare una mano in quella grande tragedia:
"..voglio rivolgere anche a voi Italiane ed Italiani un appello, senza retorica, che sorge dal mio cuore......qui non c'entra la politica, qui c'entra la solidarietà umana, tutti devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura".
Quel messaggio scosse così tanto le coscienze popolari che in 24 ore arrivarono tante di quelle persone, volontarie, da tutta Italia che si ebbero addirittura problemi di spazio e di organizzazione.
Ma l’Italia scoprì allora la Protezione Civile, andatasi via via organizzando in Comitati locali, Associazioni, Enti. Fino alla situazione odierna, con un Coordinamento Nazionale e tanti avamposti locali che sono le Associazioni riconosciute, come la nostra.
E proprio della nostra Associazione, nonostante io abbia una notevole esperienza di Protezione Civile alle spalle, vado veramente orgoglioso.
In Campania la ns. Associazione è il fiore all’occhiello del Pubblico Soccorso. Le unità cinofile, in quanto a specializzazione richiesta, capacità tecnico-operativa, tipo di formazione e continuo addestramento, sono il gold standard di ogni intervento di soccorso.
Ho impresso ancora nella mia mente il professionale lavoro dei volontari cinofili con i loro cani a Sarno, dove continuamente ci segnalavano ritrovamenti (io appartenevo alla CRI) o a S. Giuliano, dove senza questi meravigliosi doni della natura non si sarebbe potuta trovare la strada più breve (perché il cane indica la strada più breve, tra l’altro) per raggiungere un gruppetto di superstiti, maestra e bambini, uno strappato alla morte grazie al precoce ritrovamento.
Ma sempre, dico sempre, questi volontari hanno lavorato fuori dalle scene, lontano dalle telecamere, perché finito il ritrovamento, si sono subito spostati altrove per cercare.
Ricordo le facce di ognuno il primo giorno di lezione-addestramento, facce tra lo scettico e l’entusiasta; soddisfatti o meno dei propri cani, convinti o scoraggiati dall’impatto iniziale, delusi dall’aver trovato qualcosa di diverso dal ricercato.
Ma allora cosa si cerca nella cinofilia da soccorso? Cosa si deve aspettare il Volontario Cinofilo?
Il cinofilo non avrà mai fama, né soldi, né pubblici riconoscimenti. Sarà spesso ostacolato, incontrerà problemi di addestramento del proprio cane, potrà rimanere deluso da qualche ricerca non riuscita in addestramento. Ma il premio più grande arriverà quando, tra lo scenario di caos di un disastro o nel silenzio di un bosco, il nostro “amico” scodinzolando e muovendosi come solo noi abbiamo imparato a capire in mesi di addestramento, abbaierà felice. E noi, ripensando in un’attimo, come in un flashback a tutte le domeniche mattina strappate all’ozio, al bar di paese, al totocalcio, agli amici della partita, alla famiglia ed allo “struscio” sul corso, ci renderemo veramente conto che avremo cambiato il destino di qualcuno e che con il nostro tempo libero avremo fatto la differenza tra la vita e la morte.
Un grazie a quanti in questi mesi sono arrivati ai corsi con buoni propositi e sono “ripartiti”, forse consapevoli di non potercela fare. Un grazie DI CUORE invece a quanti, confrontandosi tra loro e con loro stessi, hanno capito che amando il proprio cane, e sapendo di essere un giorno utili, credono insieme a me di poterci riuscire. Grazie ancora a chi ci sostiene apertamente o sommessamente, nel silenzio del lavoro quotidiano. Grazie ancora di più a chi ci critica, perché così ci da la motivazione a fare sempre meglio.
Il Presidente
Maurizio Cusiano